Storie di animali

    Gesù Cristo Vero Dio e Vero Uomo - Sito Cristiano Cattolico

Alcuni canti del rinnovamento nello Spirito Santo

Titolo
Adoro Te
Davanti a questo Amore
Gesù t'adoriamo
In eterno canterò
Invochiamo la Tua Presenza
Lode al Nome Tuo
Tu sei Santo Tu sei Re

 

Ogni giorno, nel monastero ortodosso di Optina, in Russia, si tiene un rito di ringraziamento. Padre Sergey Kuzmic, durante questa processione con la Croce fra le mani, è seguito da una decina di gatti che sono stati adottati dai religiosi.

 

Erano i miei primi anni da parroco e non avevo molta esperienza con gli animali.

Non è un errore di battitura: Fly, uno dei miei gatti “storici” fece la sua prima comparsa direttamente da un camino.

Nel giugno del 2001, in una serata abbastanza calda, Efrem (uno dei giovani della mia parrocchia) arrivò trafelato e sudaticcio con uno scatolone e mi disse che dentro c’era un gattino nero impaurito che era caduto dal camino della sala in cui normalmente si ritrovavano per suonare. Erano i miei primi anni da parroco e non avevo molta esperienza con gli animali: avevo ereditato una vecchia gatta, Martina, che abitava in parrocchia da tanti anni e, poco dopo, avevo accolto anche Cabiria, dopo averla trovata prigioniera in un vano caldaie.

Fly era così piccolo, aveva un mesetto circa e non sapevo bene come tirarlo su. Quando lo feci uscire dallo scatolone si precipitò nella ciotola e divorò completamente la scatoletta che gli avevo preparato.

La notte lo portai a casa (non ho alloggio in parrocchia) e per calmarlo mi versai un po’ di latte sul braccio. Iniziò a leccare e a fare le fusa. Cercai diconvincere mia madre a tenerlo, ma aveva paura che cadesse dal balcone e mi pregò di riportarlo in parrocchia.

Cabiria non fu molto felice e per parecchio tempo non perdeva occasione per farmelo notare. Capii che lo aveva accettato qualche mese dopo; un randagio aveva chiuso Fly in un angolo del cortile e lei si fiondò contro l’estraneo e lo mise in fuga. Cabiria meriterebbe un romanzo, ma è mancata da un anno e mi manca ancora parecchio, per il momento fatico anche solo a citarla come comprimaria di questa storia.

Fly era talmente piccolo che al mattino si nascondeva nei luoghi più assurdi, ma quando arrivavo, saltava immediatamente fuori e mi salutava come se fossi sua madre. E’ tanto diffidente con gli esseri umani, quanto capace d’intessere rapporti amichevoli con i suoi simili: un po’ ne sono contento, perché gli idioti che se la prendono con un gatto nero si riproducono come conigli, magari via Facebook!

Quando è arrivato Uncino, molti anni e un buon numero di gatti dopo, Fly è passato dalla paura all’amicizia in un arco di tempo relativamente breve. Spesso, anche oggi, soggiornano insieme sulla mia scrivania e mangiano senza problemi dalla stessa scodella.

 

 

Ancora oggi, ama restare in braccio e fare la pasta ciucciandomi il gomito: con ogni probabilità il ricordo di quella prima sera non lo ha abbandonato.

E’ un gatto molto affettuoso, a parte il brutto volo iniziale, non ha subito traumi particolari e quando gli umani sgombrano il campo, chiede solo di potermi stare vicino e tra lui e Uncino, la scrivania diventa piccola piccola. Non è un grosso problema, è bellissimo lavorare in compagnia di ospiti silenziosi che sanno comunicare la loro presenza con una zampa che ti sfiora il braccio o arrampicandosi sulle spalle.

E’ anche tecnologicamente avanzato: qualche anno fa riusci a effettuare una chiamata skype in America nel cuore della notte. Colpa mia che avevo lasciato aperto il programma.

Forse sto rincoglionendo: perdo tempo a raccontare storie di gatti quando potrei fare qualcosa di più utile. Forse sto solo ritornando bambino e riscoprendo la gioia di comunicare senza dover usare le parole.

In ogni caso, sono contento di me stesso, dei miei amici a quattro zampe e di questo piccolo grande dono tutto nero con una macchietta bianca dove dovrei portare il collarino: va bene così, lo porta lui anche per me.

DON FABIO

Fonte: lastampa.it

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